Casa di carta Dalì: icona e simbolo di ribellione

Casa di Carta Dalì: cosa hanno in comune una serie Netflix di successo e uno dei più grandi e controversi artisti di tutti i tempi?

Durante gli anni ’30 Salvador Dalì mise addosso una tuta da immersione ed andò alla Mostra Internazionale Surrealista. Siamo a Londra e nel bel mezzo di una conferenza importante. La conferenza di Dalì. Egli giustificò in seguito il suo abbigliamento dicendo di trovarsi in un “mare di consapevolezza”. Si, lui era uno di quegli artisti a cui dicevano: “Non sai quello che fai!”. Ma questa è un’altra storia, ciò che importa è che nella sua ampolla insonorizzata stava lentamente soffocando e nessuno dei presenti se ne stava accorgendo. Un ampolla insonorizzata non è il miglior strumento per chiedere aiuto. Dalì si dimenava e si atteggiava in modo bizzarro. Ma che importa, probabilmente faceva parte dello spettacolo ed era pure divertente. Invece Dalì stava morendo lentamente.

Ebbe un’idea geniale e approfittò del suo intelletto, stava morendo ucciso dal suo stesso egocentrismo.

Benvenuti ne La Casa di carta.

Salvador Dalì: l’uomo dietro la maschera

Salvador Dalì è nato nel 1904 ed è morto nel 1989. Nel mezzo ne ha combinate di ogni tipo, vivendo nell’estro e in totale libertà, in qualsiasi contesto. Analizzare l’arte di Dalì consiste nell’analizzare la sua vita. Dopo il primo dopoguerra e dopo le Avanguardie storiche (serie di correnti artistiche innovative tra cui anche il Surrealismo) l’idea di arte si intersecò sempre più con l’idea di artista. L’arte non era solo un dipinto o una scultura, c’era molto di più. Arte erano le installazioni, il Dadaismo, un certo tipo di abbigliamento, o avere come animali domestici una tigre o un formichiere. Arte era tenere una conferenza senza proferire parola, con il volto in un’ampolla di vetro. Se fosse vissuto oggi sarebbe entrato nella Zecca di Spagna armato fino al collo e con una maschera del suo stesso viso. Ma sarebbe stato arte anche quello.

Casa di carta Dalì: come il genio è diventato simbolo di una rapina

C’è innanzi tutto da dire che nel contesto de La Casa di carta c’era il disperato bisogno di prendere come riferimento un eroe nazionale, e non un qualsiasi tipo che predicava la giustizia e la libertà. C’era bisogno di uno spagnolo, e Dalì era la scelta perfetta. Conosciuto in ogni angolo del mondo e morto dopo una vita di eccessi, amore e consapevolezza. Il famoso “mare di consapevolezza” che lo stava uccidendo prima del tempo. Si dice che Dalì abbia preso in prestito l’idea dei baffi ormai iconici, da Diego Velazquez, altro noto artista spagnolo. In realtà su Dalì si dicono molte cose, ma lui amava far parlare di sè. Se non fosse morto nel 1989, sarebbe morto dalla commozione nel 2020, alla vista di bambini che per Carnevale indossano la sua maschera imitando i personaggi di una famosa serie tv, che diciamocelo, porta il suo volto.

Casa di carta Dalì

Quello che c’è tra Dalì e La Casa di carta

Dunque, parliamo di un uomo estremamente egocentrico e che adorava avere un pubblico. La sua stessa vita era arte, ogni volta che usciva di casa era una performance. E avrebbe adorato la performance del Professore. Parliamo dello stesso uomo che amava vivere nel lusso e che amava ostentarlo, quale personaggio migliore come icona di un colpo di stato. La vita di Salvador Dalì è sempre stata contraddistinta da genialità e delirio. E quali due parole possono descrivere meglio l’operato dei nostri personaggi?

Quando Salvador Dalì venne escluso formalmente dal movimento surrealista, lui rispose che non gli importava, aggiungendo “Il Surrealismo sono io”.

Personaggi che sono stati in grado di costruire la loro storia, seppur non sempre coerentemente, perchè erano qualcosa. Non si trattava più di fare soldi e scappare. Non si trattava più di fare, si trattava di essere. I personaggi erano diventati un simbolo di ribellione, magicamente loro non appartenevano a niente o a nessuno, loro ERANO il Surrealismo.

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