La Casa di Carta 4: il caos regna (e si vede)

Recensione de La Casa di Carta 4, tra delirio, patriarcato, nuovi antagonisti e sempre la solita corsa contro il tempo.

QUESTO ARTICOLO CONTIENE DEGLI SPOILER SU LA CASA DI CARTA 4, NON CONTINUARE A LEGGERE SE NON HAI ANCORA VISTO LA SERIE.

Dove tutto ebbe inizio

Un tipo con manie di protagonismo assembla una squadra di criminali che non si conoscono per un grande colpo. Li istruisce sui banchi di scuola davanti a una lavagna e gli da dei soprannomi perchè è importante che nessuno di loro fraternizzi. No, non è La Casa di Carta. Parliamo di Le Iene, film d’esordio di Quentin Tarantino del 1992. I protagonisti vengono identificati con i nomi dei colori, e qualcosa durante la rapina (spoiler) va storto.

La Casa di Carta, nonostante un’impostazione di base non troppo originale, durante le sue due prime parti aveva saputo prendere una strada propria, trovando un suo carattere, un suo ritmo, un suo spirito narrativo. Che piaccia o non piaccia, era una buona serie, capace negli episodi di sorprendere e di tenere lo spettatore incollato allo schermo. E anche se in alcuni momenti Denver poteva ricordarci Mr Blonde, tutto il costruirsi della storia era originale ed era puro intrattenimento.

Poi è successo ciò che troppo spesso accade alle serie di successo: la storia non ha avuto il coraggio di fermarsi. Diverte ancora guardare La Casa di Carta? Si, ovviamente. Ma si ha sempre il presentimento che non ci fosse bisogno, che forse questa nuova storia non era necessaria. Se avete amato le prime due parti non potete dire di non aver considerato il finale perfetto. E se amate davvero i personaggi dovete ammettere che forse era giusto, forse era giusto che avessero trovato la libertà.

L’importanza del passato

Come anche nelle altre parti della serie, gli episodi sono carichi di flashbacks. Questa tecnica narrativa non solo è nella maggior parte dei casi molto efficiente, ma è soprattutto molto gratificante, e in Lost possiamo trovarne l’esempio più alto. Mentre nelle prime due parti l’attenzione era concentrata in modo equilibrato sul gruppo in generale, nelle seconde due possiamo trovare un vero protagonista. Il che è anche logico, perchè Berlino è morto, e dunque non è più membro attivo della squadra. L’unico modo per continuare a dargli visibilità poteva essere solo tramite flashbacks del passato, per l’appunto. C’è da dire che la sua presenza è quasi sempre giustificata da piani, idee e grosse citazioni iconiche. Ma tutta questa potenza che Berlino continua ad avere, anche da morto, va a discapito del resto dei personaggi, che continuano a non avere abbastanza spazio per potersi esprimere al meglio. Ma la verità è un’altra.

L’importanza di Berlino

Berlino, al di là dei gusti personali, era oggettivamente il miglior personaggio della serie. Aveva una struttura emotiva e intellettiva che nessun altro protagonista possedeva, in tutta la sua cattiveria era comunque il personaggio meglio riuscito.

Dunque, la serie si priva del suo personaggio più forte, il che non sarebbe stato un problema se la storia si fosse conclusa con la seconda parte. Ma in previsione di una terza parte senza il pezzo forte, il problema probabilmente si è fatto sentire. Ora, La Casa di Carta non è e non sarà l’ultima serie a far fuori il proprio protagonista. Anzi, molti prodotti seriali hanno fatto di queste scelte narrative la propria forza, e hanno trovato nel rinnovo del cast la possibilità di far scoprire allo spettatore nuovi personaggi epici. Ne La Casa di Carta abbiamo avuto l’ingresso di nuove personalità, ma a quanto pare il nostro preferito continua ad essere Berlino. Questo dovrebbe farci pensare.

Mi chiedo se forse poteva essere più vincente la scelta di una serie prequel, dove l’amicizia tra Berlino e il Professore veniva celebrata. Parallelamente Ne La Casa di Carta 4 si poteva vedere meno Berlino, e più degli altri personaggi, che erano deboli nelle prime stagioni e inevitabilmente lo sono ancora, forse facendo eccezione per Nairobi. Ma questa è un’altra storia.

Berlino in un flashback

La Casa di Carta 4 mette da parte l’azione e da voce ai personaggi

La Casa di Carta 4 si è differenziata da subito in modo importante. Il Professore è distrutto dalla presunta morte di Lisbona e non è in contatto con la banda. La banda per la prima volta non ha un piano. La carenza di azione lascia inevitabilmente spazio alle connessioni tra i personaggi. In questa parte della serie abbiamo visto più voglia di esplorare le dinamiche tra i protagonisti, e la verità si è rivelata. Come appunto dicevamo, i personaggi sono strutturalmente deboli e sono privi di un’identità coerente. Sempre forse facendo eccezione per Nairobi, nessuno dei protagonisti riesce ad essere coerente con se stesso per più di poco tempo.

Nel primo episodio, quando Arturo rivela a Denver di aver tentato in precedenza un approccio con Monica, Denver reagisce male e Monica lo allontana dicendo di non riconoscerlo più. Peccato che la personalità di Denver sia sempre la stessa, e anzi, pur condannando la violenza penso che qualsiasi altro avrebbe tratto fastidio dalla conversazione. Per di più, quando Monica ha deciso di accompagnarsi a Denver, era ben cosciente del contesto in cui si erano conosciuti, non si era accorta prima che Denver aveva qualche problema a contenere la rabbia? Questione riportata successivamente dallo stesso Denver, che le ricorda di essersi innamorata proprio durante una rapina. All’apice della sua incoerenza Monica condanna la gelosia infondata di Denver nei confronti di Arturo (che ha tentato di baciarla e molestarla), ma da cenni di offesa quando viene a sapere che Denver ha definito Tokyo “una Maserati”.

I protagonisti de La Casa di Carta 4

Diamo il bentornato al Patriarcato

L’incoerenza dei personaggi prosegue e si rivela, di nuovo, quando La Casa di Carta 4 sembra assomigliare ad un programma di Real Time. Uno di quelli dove si scambiano le coppie. Denver ha appena rotto con Monica ma cede immediatamente alle provocazioni di Tokyo. Tokyo che non ha minimamente pensato che se Rio ha preso le distanze da lei forse è perchè ha quei famosi traumi di cui Denver parla sempre. Che Denver non me ne voglia, ma se ci è arrivato lui non dovrebbe essere così assurdo da comprendere. Ma Tokyo fa caso sempre e solo a quello che vuole lei. Ed ecco piombare a spalle larghe il Patriarcato nell’edificio. I dialoghi di questa serie sono davvero deboli e poveri di idee, Denver si confida con Rio e paragona Tokyo ad una macchina. Dov’è Nairobi quando serve?

La Casa di Carta 4 senza un vero capo

Dunque, Palermo è il capo ma impazzisce, non si capisce bene per quale motivo. La ragione potrebbe legarsi alla discussione precedente. Quella in cui Tokyo, su richiesta di Nairobi, vuole far curare l’amica all’esterno. Palermo si oppone, prima con semplice prepotenza, e poi rivelando al gruppo la presunta morte di Lisbona. Nessuno può uscire. Tutti si puntano le pistole a vicenda in quella scena che ancora una volta ricorda Le Iene. Pochi passaggi dopo Palermo sta per uscire dall’edificio e Tokyo lo ferma, i ruoli sono invertiti. In precedenza Tokyo si è lasciata convincere nel non far uscire Nairobi per paura che venisse giustiziata. Non riesco proprio a pensare che a Tokyo interessi qualcosa della vita di Palermo.

Tokyo, che mantiene il suo titolo di personaggio più odioso della serie, anche fianco a fianco a Gandìa. In che senso si ritiene l’unica in grado di prendere il comando della banda? E in che senso accusa Palermo di non saper fare gioco di squadra? Per carità, Palermo non ne è sicuramente in grado. Ma non meno di Tokyo stessa.

Possiamo dire che il personaggio più adatto al ruolo del comando, a questo punto dei giochi, poteva essere Nairobi? Intubata per gran parte della serie, viene portata da Bogotà nella “fonderia”, alza un monologo di pochi secondi e cambia tutte le carte in tavola. La scena parla da sola.

Gli antagonisti de La Casa di Carta 4

Parliamo di Gandìa, che appena dopo essersi liberato si trasforma in Uma Thurman in Kill Bill, ma con le armi. Una sorta di Uma Thurman in Matrix.

Ma attenzione: se Palermo non gli spiegava come liberarsi dalle manette, oggi era ancora legato alla Banca di Spagna e non sarebbe mai diventato John Wick.

Possiamo dire, comunque, che avere un personaggio d’intralcio a stretto contatto con i protagonisti e non in un tendone della Polizia, ha smosso le carte in tavola e ha creato nuove aspettative e una rinnovata suspense. Che dobbiamo dirlo, nei primi episodi è mancata, e pure parecchio.

Per quanto riguarda Alicia Sierra, possiamo ammettere senza pretese che è uno dei migliori personaggi della serie. Lei è intelligente, è subdola, ed è sempre al passo con il Professore. Anche la sua performance attoriale è una delle migliori e possiede alcuni dei monologhi più distintivi della stagione.

Il Professore ne La Casa di Carta 4

Presenza non particolarmente attiva nei primi episodi, il Professore riprende il comando quando Tokyo gli fa capire che Lisbona è probabilmente ancora viva. Tokyo che ha questa acutissima intuizione dal nulla, ma non si rende conto che il ragazzo con cui ha vissuto per molto tempo ha qualche cosa che non va. Ma facciamo finta di niente. La vera Casa di Carta comincia quando il Professore riprende coscienza, torna ad essere Michael Scofield e fa pure gli origami. Nonostante la poca coerenza narrativa e strutturale c’è da ammettere che la rivoluzione finale è stata d’effetto, e anche ben fatta.

Il Professore si è rivelato il vero collante del gruppo e le scene dell’ultimo episodio e del ritorno di Lisbona, ci hanno fatto provare di nuovo tutto il bello che c’era nelle prime due parti di questa serie tv. Dunque è così, La Casa di Carta ha ritrovato la sua vera natura nel finale di stagione, era di nuovo riconoscibile ed era di nuovo intrattenimento allo stato puro.

Cosa aspettarsi dalle prossime stagioni

Con la morte di Nairobi, la serie dice addio al suo secondo miglior personaggio e al vero collante del gruppo oltre al Professore. Vedremo più ricordi di Nairobi, come successo già a Berlino? Il gruppo non fa che perdere tasselli fondamentali, dunque si dovrebbe lavorare di più sulle personalità degli individui rimasti, per dare alla storia nuova coerenza, piuttosto che continuare a rafforzare storie di vita ormai giunte al termine. D’altro canto i personaggi dovrebbero essere le fondamenta di una serie e non il suo punto debole.

Ma la vera domanda è: se il punto di forza di questa serie risiede nella capacità di mettere in atto piani minuziosi, per quanto ancora questa idea potrà rivelarsi originale?

Il miglior piano della storia della televisione è identificabile in Prison Break, ma Prison Break era costernato di personaggi iconici, di dettagli minuziosi e di spunti narrativi (al di là del piano stesso) che alimentavano una trama già di per sè credibile. E comunque c’è stato il coraggio di dare una fine onorevole a tutto questo.

Scopriremo insieme se La Casa di Carta 5 saprà di nuovo tenerci incollati allo schermo, e nel caso, come sarà in grado di farlo.

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