Freud su Netflix: quando un grande nome non basta

Avete visto Freud su Netflix? Il colosso dello streaming ha distribuito la serie lo scorso 23 marzo, composta da 8 episodi e con protagonista (più o meno) Sigmund Freud: il padre della psicoanalisi. Parliamo di una serie di produzione tedesca-austriaca ideata da Marvin Kren. Un grande nome e qualche riferimento alla vita del personaggio non hanno ripagato le alte aspettative, in una serie che poteva mostrare molto, ma che ha finito per mostrare troppo.

QUESTO ARTICOLO CONTIENE DEGLI SPOILER SU FREUD, NON CONTINUARE A LEGGERE SE NON HAI ANCORA VISTO LA SERIE.

Niente meno che Sigmund Freud

Quando si realizza un prodotto intorno ad un nome importante si creano inevitabilmente aspettative preziose nel pubblico, che per curiosità, o per affetto verso il personaggio, si avvicina alla serie. Dunque, se avete visto Freud su Netflix avrete certamente notato che di Freud c’è davvero poco.

Sigmund (Robert Finster) ha 30 anni e vive e studia a Vienna. Si tiene in contatto epistolare con la sua amata Martha, che si trova in Francia. Il protagonista è deluso dall’atmosfera che lo circonda, gli studi sull’ipnosi che ha appreso in Francia non sono ben voluti. L’ambiente lavorativo ostile che lo circonda lo sta demoralizzando sempre più e la sua vita sembra non avere ritmo. Il personaggio non è totalmente credibile e non ha il carisma di un vero protagonista. La sua funzione sembra, per la maggior parte del tempo, far da veicolo ai generi e ai temi affrontati negli episodi. Per l’appunto, le ambientazioni e le atmosfere sono il tratto più distintivo di questa serie, ma non sono totalmente coerenti con la figura di Freud.

Freud su Netflix: il protagonista
Freud in una scena della serie

Freud su Netflix: genere e ambientazione

La serie è ambientata a Vienna nel 1886. C’è da ammettere che questo momento storico si presta facilmente a scenari cupi e grotteschi. Dunque, scegliere di virare la serie verso questi generi non è una scelta particolarmente originale. Il problema principale di questa serie, è che sembra ricordare troppo spesso qualcos’altro. Possiamo concordare che avere un’identità unica è una prerogativa indispensabile per uno show ben fatto, nonostante le citazioni e i riferimenti siano sempre ben accetti. Freud su Netflix trae maggior riferimento da altre due serie, che sono invece due prodotti di punta della piattaforma streaming.

Stiamo parlando di Penny Dreadful (ovviamente) e di L’alienista, entrambe ambientate nello stesso momento storico e dagli stessi toni noir. Come in Penny Dreadful, anche se in percentuale minore, Freud tratta di esoterismo e ricerca del soprannaturale. Ora, questo genere di elementi trovano la loro massima riuscita in Penny Dreadful, dove ci sono streghe, vampiri e anche lupi mannari. Quanto è intelligente parlare di possessioni demoniache in una serie dove invece la scienza dovrebbe essere protagonista? C’è da dire che virare l’attenzione sul fantasy in una serie che ha come protagonista il padre della psicoanalisi, è una scelta che minimizza anche un certo tipo di ricerche scientifiche. E ciò che più fa rabbia, è che della psicoanalisi ci sono solo degli accenni, o comunque nulla di fondamentale e decisivo per il dipanarsi della trama.

I personaggi e l’occultismo

Forse la vera protagonista è Fleur Salomè (Ella Rumpf), massima figura femminile della serie. La ragazza si legherà a Freud in un momento particolare della sua vita, in preda ad attacchi di sonnambulismo e possessione demoniaca. Con l’aiuto dell’ipnosi, Fleur, non solo riuscirà a far luce su degli atroci omicidi che stanno terrorizzando Vienna, ma svelerà anche segreti sul proprio passato. Altre figure di spicco sono la famiglia della ragazza e il corpo di Polizia, tra stress post traumatico e manie di protagonismo.

Quella che nasce come una ricerca medica di Freud su Fleur si rivelerà ben presto molto di più, nonostante Freud abbia una promessa sposa. Una spiegazione, seppur argomentabile, ce la da lo stesso Freud. Fleur, in preda ad una possessione seduce l’uomo, che cede alla tentazione. E la questione si ripete il giorno successivo, nonostante tra una possessione e l’altra la ragazza si sia rivelata sconvolta nel ritrovarsi nuda nel letto dell’uomo. Quando Freud si confida con un collega, che lo sprona a non cedere a determinati atteggiamenti, lui risponde di aver semplicemente “empatizzato” con una paziente. Forse non proprio una dichiarazione di gusto. Ma il gusto ha poco a che vedere con questa serie.

Fleur in una scena della serie

Freud su Netflix: Il troppo stroppia

I primi episodi sono forse eccessivamente lenti, dalla seconda metà della serie la trama inizia a trovare il suo ritmo, fino a cadere in un culmine di personaggi, elementi, sangue e grida, che diventano troppo da seguire. Siamo davanti ad una sceneggiatura caotica, dove è difficile seguire ogni sotto trama senza cadere in confusione. Oltre che la trama stessa, ad aderire al caos sono anche le immagini e le scelte sonore. Tutto è probabilmente eccessivo, a partire dalla scelta di mostrare ogni dettaglio sul sesso o sul sangue, per esempio. Quando in Penny Dreadful guardavamo le performance di possessione di Eva Green, le scene erano ipnotiche. Nonostante le immagini fossero crude e a tratti psicologicamente turbanti, non riuscivamo a distogliere lo sguardo. I passaggi erano ammalianti, e anche se ci consumavano non potevamo fare a meno di guardare.

In Freud abbiamo forse la reazione contraria, spesso si ha voglia di distogliere l’attenzione e di non dare peso alla scena. Perchè probabilmente ciò che molto manca a questa serie è il gusto. Non si sta parlando di mostrare meno, ma forse di mostrare meglio e con più poesia. Perchè Penny Dreadful ci ha insegnato che la poesia e l’horror possono essere migliori amici.

Cosa aspettarsi da Freud su Netflix?

C’è comunque da ammettere che questa serie è stata coraggiosa nel mettere in scena una questione biografica con una sua originalità, seppur discutibile. Non c’è ancora una conferma ufficiale, ma dal finale della serie le possibilità che ci sia una seconda stagione sono molto alte. Sperando che i prossimi ipotetici episodi siano indirizzati verso qualcosa di migliore.

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