Penny Dreadful recensione: il cult prima dello spin-off

Penny Dreadful, ideata da John Logan, è andata in onda dal 2014 al 2016 per un totale di 3 stagioni e 27 episodi. Oggi, la scelta di creare uno spin-off che ne condivide il genere e i temi ma con una trama distaccata, è molto più che intelligente. Non c’era proprio il bisogno di andare a rimettere le mani su un finale perfetto, ma forse si sentiva la necessità di poter avere una serie simile da guardare. Non esiste nulla come Penny Dreadful e pensavamo che non sarebbe mai esistito. Ma forse City of Angels potrebbe farci cambiare idea. Aspettando l’esordio dello show, ecco una recensione di Penny Dreadful: la serie tv che più si è avvicinata alla poesia, all’amore e alla magia.

QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU PENNY DREADFUL: NON CONTINUARE A LEGGERE SE NON HAI ANCORA VISTO LA SERIE.

Penny Dreadful: recensione dell’ambientazione e dell’atmosfera narrativa

Penny Dreadful è ancora oggi una serie unica in ambizione. Con metà della sua trama poteva essere già molto. Ma ha voluto di più. Ha deciso di essere molte cose, e non esiste una sfaccettatura di questa serie, che non sia stata soddisfatta.

I penny dreadful

Pensa di avere un panino con il prosciutto. Se qualcuno ti chiede che cosa stai mangiando, puoi rispondere “un panino con il prosciutto”. Immagina se ci fosse anche della mozzarella. Potresti dire “un panino con prosciutto e mozzarella”. Ora fai finta che nel tuo panino ci siano venti ingredienti diversi e che qualcuno ti si avvicini e ti faccia la stessa domanda. Che risponderesti? Forse potresti citare solo il prosciutto, o solo la mozzarella. Potresti dire semplicemente “un panino”, oppure “un panino ben farcito”. Dargli un titolo che ne spieghi brevemente l’essenza potrebbe metterti in difficoltà, e quasi certamente non riusciresti a dare una spiegazione esaustiva a chi ti ha fatto la domanda.

In Penny Dreadful ci sono decine e decine di ingredienti, decine di personaggi, più di un genere narrativo, più di una sola trama, innumerevoli nobili intenti e infinite citazioni. Come chiamiamo questo panino? Il titolo di questa serie raccoglie tutta la sua essenza in due semplici parole, che fanno riferimento nello stesso momento ad un determinato periodo storico, alla letteratura moderna, alla cultura fantasy e alla cultura horror.

I penny dreadful erano delle pubblicazioni che hanno spopolato nel XIX secolo. Si tratta di brevi racconti dell’orrore venduti per le strade al prezzo di un solo penny. Metà del loro titolo fa riferimento al costo, l’altra metà al genere delle storie. Letteralmente parliamo di “spaventi da un penny“.

Probabilmente non tutti conoscono i penny dreadful, ma se avete visto questa meravigliosa serie, potete rendervi conto da soli di quanto questo titolo racchiuda. In Penny Dreadful c’è l’horror, c’è il fantasy, c’è l’epoca vittoriana, c’è l’amore per la letteratura e per la poesia, palpabile nell’atmosfera. Ma soprattutto c’è la visione cruda e disturbante della disperazione, del dolore, di una Londra che lotta nella povertà. Dove un ragazzo può trovare un po’ di sollievo fantasticando su qualche mostro, e spendendo solo un penny.

Penny Dreadful recensione
L’easter egg di un penny dreadful in Penny Dreadful

Il genere

L’ambientazione di Penny Dreadful si presta, nell’immaginario comune, a tre generi in particolare. All’orrore, perchè il fumo e la nebbia di quella Londra hanno accolto alcuni tra i più grandi personaggi della letteratura horror. Al fantasy, perchè gran parte di quegli stessi personaggi sono diventati icona del mondo soprannaturale. Al giallo, d’altronde è proprio a Londra e proprio nello stesso momento storico che si sviluppano i racconti di Arthur Conan Doyle. Penny Dreadful ha preso come riferimento ognuno di questi tre generi e ha dato vita a qualcosa che non era mai esistito. Un panino degno di uno chef stellato.

Questi tre generi diversi sono bilanciati alla perfezione. Si ha voglia di scoprire i tratti della trama, si gode dell’atmosfera fantasy e qualche volta si cade anche dal divano dalla paura.

La ricostruzione della Londra di quel periodo è perfetta e lo studio dei costumi meticoloso. Penny Dreadful è una delle serie che meglio ha saputo ricostruire quel periodo storico, ricco di spunti narrativi e scenografici. Questa serie poteva essere una storia in pochi episodi con i vampiri che camminano fianco a fianco alla Regina Vittoria, ma ha deciso di essere Penny Dreadful. E ha riscritto un genere, anzi, ne ha riscritti tre.

Penny Dreadful: recensione dei personaggi

Immagina una Londra abitata da streghe, vampiri e lupi mannari. Frankenstein che riesce nei suoi esperimenti visionari e morti viventi che si muovono nella notte. Immagina Dorian Gray andare in segreto ad osservare il suo ritratto, mentre Van Helsing e il Dr. Jekyll sono alla ricerca di una verità celata. Dracula ha scelto la sua sposa mentre la città è terrorizzata dagli omicidi di Jack lo Squartatore.

Vanessa Ives e l’umanità

Grandi nomi, grandi riferimenti, letteratura a palate. Ma la vera protagonista, anima di questo show, è una semplice donna. Semplice si fa per dire. Nonostante Vanessa Ives sia posseduta dal demonio, è un profilo indipendente, nuovo, fresco. Non ha radici nei libri, nè nella cultura popolare. In una serie di protagonisti che ben conosciamo, il suo personaggio si illumina e diventa l’anima del racconto. Questa riuscita è frutto di una caratterizzazione perfetta e di uno studio della struttura emotiva del personaggio, che non sarà mai facile ripetere. Oltre che di un’interpretazione magistrale di Eva Green, che una volta entrata nella stanza mette in ombra ogni altro individuo.

Oltre a Vanessa, a non avere origine nelle pagine dei libri, troviamo il Signor Murray, padre di Mina (quest’ultima personaggio di Dracula di Bram Stoker). E non meno importante Ethan Chandler, che però abbraccia il mito della licantropia. Strano riflettere su questi tre individui, che pur avendo una funzione passiva nei confronti del soprannaturale, siano la chiave per comprendere tutto il fantasy che c’è in questa serie. Il soprannaturale ha rovinato la vita di ognuno. Vanessa è la sposa promessa di Dracula, e combatte con le possessioni demoniache da quando è ragazza. Ethan vive con vergogna e dolore la sua condizione di lupo mannaro, di cui non è perfettamente cosciente. Un’anima buona come la sua non farebbe del male a nessuno, se solo potesse scegliere. E Sir Murray ha perso la gioia della vita quando la sua amata figlia è stata rapita e trasformata dai vampiri.

Alla fine Mina è stata uccisa da Malcolm, Vanessa è stata uccisa da Ethan, e per lo stesso motivo. Si tratta dell’amore. Le due ragazze hanno trovato la pace tra le braccia di chi amavano.

Dorian Gray e tutto il resto

Tutti i personaggi basati su profili letterari hanno inevitabilmente subito dei cambiamenti. Ma anche vestiti di mutamenti in funzione della storia, non hanno mai perso la loro essenza. La visione è precisa. Dorian Gray è Dorian Gray. Victor Frankenstein è Victor Frankenstein. Dracula è Dracula. Non si ha mai l’impressione di un personaggio snaturato, di azioni forzate, di personalità distanti dalle originali.

A volte si può lavorare con un solo grande nome, e lasciare nello spettatore un senso di inadeguatezza. Come è probabilmente successo con l’ultimo adattamento di Freud su Netflix. Altre volte si può prendere un grande personaggio e svilupparlo al meglio, ma lasciare che si evolva in più stagioni. Come invece è successo alla meravigliosa Sherlock di Steven Moffat.

In Penny Dreadful ci sono 27 episodi, relativamente pochi per una serie di questo spessore e di questa vastità di tematiche. Ci sono manciate di personaggi da sviluppare, nella maggior parte dei casi facendo attenzione ai riferimenti letterari. Ci sono un’ambientazione, un’atmosfera, e un contesto da rendere credibili. Ed è assurdo pensare come ce l’abbia fatta. Molte serie peccano di incoerenza in una sola o con poche stagioni, e sviluppando pochi personaggi.

Se John Logan avesse deciso di inserire i dinosauri, o delle termiti giganti o delle caffettiere assassine in Penny Dreadful, probabilmente avrebbero funzionato allo stesso modo.

E c’è da aggiungere che queste interpretazioni, ad oggi viste e riviste, hanno trovato in Penny Dreadful un punto fermo. Tutti ci ricordiamo il Dorian Gray di Penny Dreadful, tutti ci ricordiamo il suo Frankenstein, e tutti ci ricordiamo la sua Creatura. Probabilmente uno dei personaggi migliori della serie. Il più mostruoso, ma certamente il più umano.

Vanessa e la Creatura in una scena della serie

Penny Dreadful: recensione della violenza

Quando parliamo di violenza in questa serie, non ci riferiamo esplicitamente al sangue o alle possessioni. Abbiamo di fronte un prodotto che ha fatto della violenza un tratto distintivo e un elemento di seduzione. Lo spettatore è totalmente sedotto dalle immagini. Nel secondo episodio della prima stagione, durante l’iconica seduta spiritica, Eva Green si lancia nell’interpretazione attoriale della vita, e si proclama in anticipo regina indiscussa non solo di Penny Dreadful, ma anche del cinema stesso.

Nonostante le immagini crude e a tratti disturbanti, chi guarda non puo’ fare a meno di continuare a guardare. Le movenze sono ipnotiche e avvolte dalla magia. Il sangue è parte integrante del racconto, non può essere omesso, anzi. Deve essere giustificato, è sempre dove dovrebbe trovarsi, e ci piace un sacco. Il complesso è talmente poetico che il sangue diventa parte di quel sonetto e ci culla.

La violenza, come poco la conosciamo, si rivela in ogni altro aspetto. Nell’amore, distruttivo e verace, filo d’acciaio portante della trama. Nei dialoghi, sempre forti e iconici, che non lasciano mai la possibilità di essere fraintesi. Nella poesia, illuminante e commovente, che impreziosisce ogni scena che sfiora. Nella colonna sonora, che esalta all’ennesima potenza ogni stato d’animo, di gioia e di comprensione, di sofferenza e di dolore.

Anche la stessa tragica fine di Vanessa è una violenza che ci piace, che non poteva esimersi. Una violenza necessaria affinchè un’altra violenza smettesse di provocarne. Un colpo al cuore, che ancora per una volta non possiamo fare a meno di fissare lacrimanti.

Penny Dreadful: recensione di un cult senza tempo

Quello che Penny Dreadful ci ha lasciato dopo tre stagioni è davvero molto. Una storia irripetibile, personaggi meravigliosi. Mostri che sanno essere umani e umani che sanno fare i mostri. Una favola dove non esistono buoni o cattivi, ma tentazioni, dolore, paura, e tutto il resto di conseguenza. Penny Dreadful ci ha insegnato che il coraggio di chiudere un successo mondiale dopo tre stagioni, è lecito. Che non c’è bisogno di lucrare su un prodotto perfetto, perchè il lucro è un sinonimo stesso di imperfezione. Un’esperienza di visione che con il tempo qualcuno ha provato ad emulare. L’esempio più recente e lampante è quello di Freud, distribuita poco tempo fa da Netflix. Freud e Penny Dreadful hanno un’impostazione in comune, ma nulla di più. Entrambe volevano mostrare molto, ma la prima ha mostrato troppo e la seconda ha finito per mostrare tutto.

Penny Dreadful: City of Angels debutterà questo 26 aprile, e a dita incrociate speriamo che renda giustizia a dei temi e a un’intenzione narrativa che ha cambiato la televisione.

Ora possiamo (ri)guardare le tre stagioni complete sul catalogo della piattaforma a pagamento Netflix. Questa era la recensione di Penny Dreadful: una serie tra le serie, che non smetterà mai di farci innamorare.

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