Hollywood su Netflix: recensione di una fiaba amara

Ryan Murphy, Netflix e l’età d’oro di Hollywood. Un gruppo di sognatori belli, ribelli e irriverenti che scala delle lettere giganti. Una serie tv non esente da difetti (e neanche pochi) che riesce a trovare un suo equilibrio, e dopo una titubanza iniziale ci porta alla notte degli Oscar e ci suggerisce per chi tifare. Hollywood su Netflix è la nuova serie tv di Ryan Murphy, ed è arrivata il primo maggio.

Funziona, e pure bene. Fa riflettere, fa emozionare e fa sperare.

Recensione di una serie da guardare assolutamente, che riesce a convincere nonostante qualche difetto. Che ha un’impronta, quella di Ryan Murphy, che le da uno stile preciso. Un’identità fortissima per un prodotto che si muove tra la leggerezza dello spettacolo e pugni nello stomaco. Insomma, un bel po’ di roba.

QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU HOLLYWOOD, NON CONTINUARE A LEGGERE SE NON HAI ANCORA VISTO LA SERIE.

Il prezzo del successo

Un gruppo di giovani promesse dello spettacolo tenta la fortuna a Hollywood, nel secondo dopoguerra. Una premessa che non ci è nuova, ma che si evolve in una favola magica che sa emozionarci. Parliamo di una serie tv che ha cambiato la storia del cinema così come lo conosciamo. Una serie tv che negli anni delle discriminazioni più perfide, ha messo in mano a una ragazza nera una statuetta d’oro. Un Oscar. Tutti sono disposti ad esporsi anche superando i propri limiti e la propria moralità, per ottenere il successo. Ma non solo. I nostri protagonisti non sono i classici tipi che puntano alla fama o al denaro. Hanno bisogno di farsi notare, di dare nell’occhio, di cambiare le cose. Sono dei ragazzi che puntano a cambiare la storia del cinema, e che ci riescono.

Lo show non perde mai occasione di sottolineare l’ambiente malsano e cupo che si nasconde dietro il sipario. Un luogo fatto di abusi e ricatti, dove chi punta in alto deve prima lasciarsi cadere in terra. E il fatto che tutto questo venga mostrato con la crudezza necessaria è giusto. Perchè è successo, ma succede ancora. E un sognatore è sempre un sognatore. E un manipolatore è sempre un manipolatore. Ma ci viene mostrato di più: ci dicono che per ogni serpe che ci sussurra nelle orecchie, ci sarà sempre un uomo onesto. Ad ogni compromesso c’è sempre un’alterativa.

hollywood su netflix

Hollywood su Netflix ci insegna che è normale aver paura di cedere alle proprie debolezze, che va bene credere di non farcela. Ma ci ha insegnato anche che le strade più impegnative e rischiose, portano sempre ai successi più grandi.

Hollywood su Netflix: nove lettere, un’icona

Nel 1932 Peg Entwistle salì in cima alla lettera H della scritta di Hollywood, e poi si lasciò cadere. Aveva 24 anni.

Un suicidio che ha segnato profondamente la storia dell’industria del cinema. Che ha fatto scoprire al mondo cosa può nascondersi dietro a un sorriso sotto i riflettori. Peg aveva perso il lavoro e fu la prima a scegliere l’imponente scritta come trampolino di lancio. Una storia tristissima che ha deciso le fondamenta della serie tv. E da qui partiamo.

Dall’idea di voler raccontare una tragica storia, che diciamocelo, era proprio il caso di cambiare. O meglio, è giusto prendere coscienza di certe tragedie, che devono sempre ricordarci i limiti e la sensibilità degli esseri umani. Allo stesso tempo, la scelta di modificare l’evento è perfettamente in linea con lo spirito della serie. Non è giusto che il successo determini le nostre esistenze. Facciamo un film rischioso, con un budget ridicolo, con una protagonista di colore, uno sceneggiatore altrettanto nero e omosessuale, e un attore emergente. Prodotto da una donna. E si, facciamo in modo che Peg sopravviva. Difatti il titolo viene cambiato in Meg, e racconta una storia diversa. Una storia dove il cuore ha vinto.

Potremmo parlare di molte cose. Di come l’immagine del gruppo che scala l’insegna si contrappone all’idea di una donna che da lì invece si getti. Ma ciò che vale la pena dire è che il mancato suicidio di Peg, racchiude tutta la filosofia della serie. Sei sempre in tempo per cambiare le cose, puoi sempre decidere di cambiare, non devi mai smettere di sperare di farcela. Ce la puoi fare. Fai aggiungere un ponteggio spendendo qualche forza in più e poi scendi. Piano. Senza farti male. Respira profondamente e ricomincia.

Così hanno fatto tutti i nostri protagonisti, che in un punto di non ritorno si sono trovati, hanno allontanato il marcio che avvolgeva le loro vite, e attraverso l’unione hanno cambiato il cinema. Personaggi che con l’entusiasmo dei bambini hanno rischiato di perdere tutto, ma hanno vinto ogni cosa.

Un cast stellare

La prima donna di colore a vincere l’Oscar nella categoria migliore attrice protagonista fu Halle Berry per Monster’s Ball, nel 2002. Già, nel 2002. Dal secondo dopo guerra, è un bel anacronismo.

Se questo passo fosse davvero avvenuto cinquant’anni prima, come sarebbe ora il mondo? Sarebbe cambiato? Sarebbe diverso? Il cast della serie rende totalmente giustizia alla favola che racconta. Ragazzi spensierati alla ricerca della propria strada, entusiasti della vita e innamorati. Facce sognanti che gridano la giustizia e che rappresentano un ideale. Rischia. Prova. Donati a una causa e lascia che gli altri ti giudichino per questo. Fa parte del gioco.

In ogni modo, ottime le interpretazioni e favolosa l’idea di non raccontare solo gli attori, ma il cinema. Che è tenuto in piedi da registi, sceneggiatori, produttori, costumisti, scenografi. Un’industria complessa, a cui troppo spesso viene limitata la visibilità in show di questo genere. Un mondo difficile dove ogni mansione deve intersecarsi. Qualche clichè, ma non troppo. Il personaggio più costruito in questi termini forse è quello di Jack, che all’inizio sembra essere il vero protagonista. Ma non proprio, e niente affatto. Proprio no.

Comunque, questa è un’altra storia.

Menzione particolare all’immenso Jim Parsons. Da nerd più famoso della televisione a vipera incallita e strisciante. Criticato per aver interpretato con tanta intensità il personaggio di Henry Wilson. Ma indovinate un po’, è il suo lavoro. E menomale che sa farlo così.

Adulti e giovani si intersecano perfettamente in questa serie tv, che racconta le difficoltà e le gioie del cinema in tutta la loro crudezza. Che racconta la cooperazione e le affinità, i segreti e le rivelazioni.

Hollywood su Netflix: cosa non ha funzionato?

Hollywood è una serie ambiziosa, con uno scopo preciso. Uno scopo che all’inizio non è del tutto chiaro. Hollywood è una serie che non manca di difetti. Una serie dalle mille potenzialità che esplode troppo tardi. Il primo episodio, che dovrebbe introdurre lo spettatore alla trama più generica, decide di fare il contrario. Si comincia con Jack, la storia si focalizza su di lui e non ci presenta nessun altro protagonista. Anzi, sembra che il protagonista sia proprio lui, ma non è così. Jack è probabilmente il personaggio più stereotipato. Bianco, prestante, tutti i giorni in fila fuori ai cancelli per un provino. Il classico american dream e una famiglia in arrivo (più o meno) da dover mantenere. Non ha la costruzione emotiva di Camille o di Archie, tantomeno di Rock.

Forse la mossa di iniziare la narrazione focalizzandola solo su di lui, non è il massimo. Difatti i primi episodi della serie sono caratterizzati da una lentezza strutturale molto più invasiva rispetto ai successivi. Non ci si annoia, ma allo stesso tempo sembra che non stia accadendo niente. Poi conosciamo bene tutti i protagonisti, entriamo negli ingranaggi e veniamo risucchiati dalla storia.

Iniziamo a guardare la serie pensando che ci regali un po’ di quella spensieratezza che nell’immaginario comune associamo a quegli anni. La serie ci accontenta, ci arriva. Ma fa il giro lungo. Ci fa fare una panoramica su tutto quello che era Hollywood, sui dolori e sulle sofferenze. E dopo esserci affacciati sulla viscosità di quegli intrighi, arriviamo finalmente a destinazione. Siamo alla notte degli Oscar.

C’è Hollywood su Netflix, questa serie tv un po’ fiabesca e un po’ grottesca allo stesso tempo. Consigliatela ai vostri amici e prendetela un po’ come è. Un progetto ambizioso che si è perso, ma poi si è ritrovato. Un covo di sognatori e di anime generose. Certamente una serie tv da guardare.

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