Agents of SHIELD 7×12: recensione del frenetico episodio

State già piangendo? O ancora no? Già si capiva dall‘episodio 7×11 che probabilmente avrebbero pianto anche i più forti di cuore, ma in fondo si poteva intuire già dall’inizio della stagione. Romanticismo, romanticismo e romanticismo. Prima con i massicci riferimenti al MCU, dopo con l’introduzione ai personaggi di Agent Carter e sempre, ovviamente, per le memorabili e profonde interazioni tra i personaggi. Accidenti, che bello Agents of SHIELD. Parliamo come se avessimo già tirato le somme, anche se l’ultimo episodio della prossima settimana potrebbe ribaltare tutto il gran lavoro svolto finora. Ci sono pochissime possibilità. Uno show sempre nuovo e sempre pronto ad evolversi e che ora si sta muovendo verso la sua fine definitiva, scorrendo attraverso 13 episodi che hanno (per ora) reso giustizia ai protagonisti, alla trama, alla sceneggiatura, agli effetti speciali, ai costumi, al MCU in genere. Insomma, ecco la recensione dell’episodio 7×12 di Agents of SHIELD.

QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU AGENTS OF SHIELD 7, NON CONTINUARE A LEGGERE SE NON HAI ANCORA VISTO LA SERIE.

Agents of SHIELD 7×12: recensione

Nonostante Agents of SHIELD non abbia mai avuto un budget eccessivamente elevato, la grande capacità di valorizzare i propri materiali si è sempre notata e si nota molto nella puntata 7×12, per questo è giusto parlarne in questa recensione.

Sono bellissime le immagini nello Spazio e sono bellissime le immagini nell’astronave, quanto tutto d’un tratto ci sembra di trovarci in Una Nuova Speranza alla disperata riuscita di un salvataggio estremo. Così, come in un film di Star Wars, Mack ricomincia a chiamare Daisy “Tremors”, mentre Deke mette in scena un’ottima interpretazione di suo nonno, cercando di aiutare Jemma.

Jemma e Deke nell’episodio

L’inno di questo capitolo è “un problema alla volta” che si può attribuire fondamentalmente ad ogni episodio di ogni stagione di questa fantastica serie tv.

Tutto un po’ commovente. A partire dall’incontro/scontro tra Daisy e Kora, e da mamma May affettuosa come non mai. Il discorso di auto accettazione di Coulson e l’instabilità mnemonica di Jemma. Il (secondo) bacio tra Daisy e Sousa, e l’apparizione di vecchie conoscenze dello SHIELD, tra cui anche Victoria Hand. Ma soprattutto l’attesissimo ritorno di Fitz, scenico e inaspettato proprio come ce lo aspettavamo.

Ancora una volta tutto funziona e si incastra bene. L’assenza di Leo per impegni dell’attore è tutto sommato contestualizzata e anzi, la trama si è col tempo costruita intorno all’espediente. Il semi passaggio di Kora verso una nuova consapevolezza è del tutto naturale e per niente improvvisato o forzato. Jemma è il personaggio che con il tempo forse più si è evoluto ma è magica l’interazione che ha con lo SHIELD in generale, ma soprattutto con i suoi compagni. Per questo devi ammettere, che quando ha definito “casa” lo Zephyr un po’ ti si sono velati gli occhi.

agents of shield 7x12 recensione
Daisy guida i suoi amici verso lo Zephyr

Non c’è molto da aggiungere oltre all’attesa di un gran finale, poichè questo episodio era difatti di preparazione al prossimo e ultimo. Le due puntate conclusive sono andate in onda nella stessa sera in lingua originale. Difatti il discorso è estremamente continuativo.

Che pensiamo dei cattivi?

In conclusione, possiamo solo tirare le somme sui malvagi di questo ultimo round. Forse il vero (e unico) punto debole della faccenda. Sybil non ha l’aura minacciosa che ci aspettavamo per un finale, ancor meno i Chronicoms che forse non convincono fino alla fine. Ci manca ancora Enoch. Garrett è esattamente lo stesso Garrett della vecchia linea temporale. Spavaldo ed egocentrico, ma allo stesso tempo incapace di guardare oltre e di sopravvivere alla sua stessa superbia. Infatti, bang bang. Non che ci dispiaccia chissà quanto.

E che dire di Nathaniel? La versione Matrix di Daisy Johson. Forse tra i cattivi, il più cattivo di tutti.

Questa era la recensione dell’episodio 7×12 di Agents of SHIELD. E tu? sei pronto per il gran finale? E sei preparato per un rewatch fatto a dovere? Beh, io non ho difficoltà ad ammettere di si. Scopriremo come andrà a finire e poi impareremo a vivere una vita senza Phil Coulson e la sua banda.

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