Emily in Paris: recensione velata di una serie inconsistente

Su Netflix è arrivata Emily in Paris, su cui ho cliccato “riproduci” senza neanche rendermene conto, e per la sola Lily Collins. Uno show dai toni rosa che racconta l’esperienza parigina di Emily Cooper, giovane donna innamorata della vita che deve trasferirsi in Francia per un nuovo impiego. Una trama scorrevole e veloce, troppo scivolosa e fulminea. Dopo qualche ora sul divano con dei pancake lo show era già finito e non me ne ero neanche resa conto. Mi sono accorta che il giro di vite non sarebbe arrivato e che fondamentalmente, pur succedendo molte cose, alla fine non è che era successo granchè. Ma ve lo spiego meglio nella mia recensione di Emily in Paris.

Emily in Paris: recensione

Tutte vorremmo essere Emily, ma nemmeno la stessa Emily è credibile come Emily. Un viaggio già deciso e pesantemente stereotipato. Stereotipi sui francesi, stereotipi sugli americani, stereotipi sulla moda e pure sull’amore. Insomma, quando inizi a guardare la serie tv sai già esattamente dove tutto andrà a parare. Fai 2+2 e ti ammicchi da solo guardandoti allo specchio, credendoti intelligente senza renderti conto che dopo i primi 40 minuti già non ha più senso guardare quello che stai guardando.

Emily conquista il web a suon di selfie improbabili, con la mano davanti l’obiettivo e azzannando decorazioni sui muri. Un successo di followers surreale, che giusto a Emily perchè porta la faccia di Lily Collins. Già a questo punto smettiamo di immedesimarci nella protagonista, a cui basta cambiare il suo nome su instagram nel primo episodio per acquisire in tempo reale la prima ondata di seguaci. Non so che dire. In ogni modo, tutto ciò puo’ starci. Prendiamo la serie per quello che è, un racconto leggero e scorrevole per passare un po’ di tempo e guardare qualche outfit da invidiare. Dovremmo smetterla di giudicare in malo modo questo tipo di prodotti solo perchè non sono degli show pluripremiati con un budget da un patrimonio e in lingua originale gallifreyana.

Emily in Paris appartiene ad un genere di serie ben preciso, e va giudicata per quel preciso ambito. Ed è proprio in riferimento a quel preciso ambito che non spicca affatto. Nemmeno l’armadio di Emily salva lo show. Uno schema già scritto eseguito da personaggi in ruoli visti e rivisti. La serie tv finisce e già qualche ora dopo ci sembra di non averla vista affatto.

emily in paris recensione

Questa recensione di Emily in Paris non è clemente, lo so. Mi sarebbe piaciuto dedicare parole diverse a questa faccenda, ma non trovano il coraggio di uscire. La serie poteva trovare il suo sviluppo in mille altri modi non convenzionali, e qualsiasi altra cosa sarebbe andata bene. Lo show si incastra però fin da subito nella ragnatela che gli è stata cucita intorno e non riesce a formarsi. Un’occasione un po’ persa. Forse a tavolino. Da principio.

Comunque, quanto è dolce Lily Collins?

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