La regina degli scacchi: recensione del gioiellino Netflix

Mai avrei pensato di scarabocchiare un articolo su una serie con la parola scacchi nel titolo, eppure eccomi qui: trepidante nello scrivere la recensione de La regina degli scacchi.

Accendo Netflix con l’intenzione di occupare la serata sfogliando il catalogo, come ultimamente mi capita spesso. Mai come in questo periodo sono stata indecisa sul cosa guardare. Poi i miei occhi incrociano quelli di Anya Taylor-Joy sulla locandina de La regina degli scacchi. Nonostante io abbia un ricordo degli scacchi terribile, legato alle scuole elementari, clicco riproduci senza avere la più pallida idea di cosa stia per guardare. Se una buona pubblicità promozionale è stata fatta per lo show, devo essere onesta, a me non è arrivata.

Ho guardato il primo episodio con la stessa attenzione che ho avuto al cinema per Il risveglio della Forza di Star Wars, che aspettavo da dieci anni. Questo per intenderci. Al quarto episodio ero ancora incredula che una roba sugli scacchi potesse davvero piacermi. Ma amen, è davvero successo.

Ecco perchè La regina degli scacchi è una delle mie serie tv preferite di quest’anno, spiegato nella recensione più inaspettata di sempre.

La regina degli scacchi: recensione

La serie tv è tratta dall’omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis, e come nel libro, racconta la vita di Elizabeth Harmon. Beth, che sembra un personaggio scritto sulle fattezze di Anya Taylor-Joy, non può di certo vantare una vita semplice. Cresciuta in orfanotrofio e da subito introdotta all’abuso di antidepressivi, ritrova nel custode Shaibel una figura di riferimento. Sarà proprio lui ad introdurla al gioco degli scacchi nello scantinato della struttura e ad accorgersi che la piccola Beth, a soli cinque anni, è un vero prodigio. Da qui si dipana la storia della vita di Elizabeth, che punta sui tornei per il brivido del gioco e anche per permettersi di pagare un affitto. Tra alti e bassi, pillole e alcol, relazioni e lutti, la protagonista tenta disperatamente di ritrovare un equilibrio.

Una mente geniale e tormentata, succube di scelte e abitudini a cui è stata introdotta da bambina. Metà del lavoro de La regina degli scacchi lo fa Anya Taylor-Joy, perfetta in un ruolo decisamente non semplice, tra il tormento e quell’irrazionalità che solo una mente geniale può avere. Un lavoro interpretativo ineccepibile, fatto non solo di dialoghi, ma che anche di espressioni, di movenze, e soprattutto di sguardi che lapidano lo spettatore.

Mi rendo conto di aver probabilmente descritto il lavoro di un qualsiasi attore, ma quello che è successo ne La regina degli scacchi non è così scontato. Difficilmente un interprete riesce a legarsi ad un personaggio apparentemente in maniera così indissolubile. Stagioni dopo stagioni, alcuni ancora non convincono. Eppure qui, dopo i primi quattro episodi, si fa già fatica a scindere chi sia il personaggio e chi sia l’interprete. Un ruolo assoluto, contornato da un cast eccellente che non le ha mai messo un bastone tra le ruote. Nemmeno se lo cerchi con il binocolo.

Anya Taylor-Joy nei panni di Beth Harmon

Continuando a scrivere questa recensione de La regina degli scacchi, raccolgo le mie idee e parola dopo parola focalizzo ancor di più quanto questa serie tv mi abbia colpita.

Un mondo così intenso e passionale come quello degli scacchi, è difficile da spiegare a chi non gioca. Difficile da spiegare a me. Che da bambina ne capivo poco e piangevo nell’essere costretta a partecipare al torneo scolastico. Questo show è scritto esattamente come se fosse una partita di scacchi, è intenso e passionale, ed è strutturato in maniera tale che, pazienza se non hai mai giocato e non capisci le regole: te lo fai piacere.

E l’ordine funziona.

La regina degli scacchi ti fa osservare le partite con uno sguardo intellettuale e ti fa scrutare i pezzi sulla scacchiera come se tu ne sapessi davvero qualcosa. Passaggi ipnotici e momenti di tensione pura. Ed è qui che entra in gioco tutto il resto. Tutto lo show. La fotografia, il montaggio, le musiche e la scrittura. Un’esecuzione brillante e miracolosamente vincente. Inquadrature che catturano gli occhi di chi guarda, mentre chi guarda sta già ordinando una scacchiera su Amazon. Per me questo sarebbe stato troppo, ma i miei video notturni sulla storia Egizia e su i misteri irrisolti del pianeta Terra, quella notte sono stati sostituiti dalla storia degli scacchi.

la regina degli scacchi recensione

La Regina degli scacchi intrattiene chi sa, e racconta a chi non sa. Coinvolge centinaia di migliaia di spettatori in una partita che non solo si fa in due, ma che si gioca con intimità e sospetto. Che si gioca in silenzio e si gioca pensando.

Elizabeth Harmon gioca per mantenersi economicamente, ma soprattutto gioca per avere uno scopo come persona e per sentirsi, partita dopo partita, in grado di fare qualcosa. Lei gioca per il gusto di giocare, per guardare i pezzi muoversi sulla scacchiera. Non le interessa se il suo sfidante è un campione russo o un vecchietto al parco. Lei gioca per fare la prossima mossa. Per non permettersi di sbagliare le mosse della sua vita. In fondo questa è un po’ una storia d’amore, tra una donna e la sua salvezza più grande.

Dovremmo sempre lasciarci salvare dalle passioni.


Finn Cole e Anya Taylor-Joy in Peaky Blinders

Anya Taylor-Joy è una delle attrici più promettenti della sua generazione e macinerà ancora, ancora e ancora, parecchia strada. L’avete vista nell’ultima stagione di Peaky Blinders? Puoi leggere la vera storia della banda criminale.

Sei d’accordo con la mia recensione de La regina degli scacchi? Puoi dirmi cosa ne pensi nei commenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *