Suburra 3: recensione del capitolo finale

Ho visto Suburra 3 nel giorno in cui è uscita, e ce ne ho messo qualcun altro a metabolizzarla e a capire cosa scriverne, o meglio, che tipo di recensione scriverne.

Che poi, alla fine, che gran bel lavoro ha fatto Suburra? La serie che è approdata su Netflix nel 2017, ha ripercorso i passi di Romanzo Criminale, muovendosi su un asfalto del tutto nuovo. Un fantasma prepotente quello del cult del 2008, soprattutto in quel di Roma, dove l’influenza culturale di quel progetto fu inebriante. Ed è giusto parlare di Romanzo Criminale adesso, in un’introduzione, perchè sarebbe incredibilmente sbagliato farlo dopo.

Perchè Suburra, che è nata dalla stessa penna della sua simile, ovvero quella di Giancarlo De Cataldo, è un affare tutto suo. L’adattamento di personaggi diversi, che si muovono in una Roma diversa, alle prese con una criminalità (amen) diversa. “Suburra non è Romanzo Criminale”, perchè indovinate un po’: Suburra è Suburra. Lo show che non voleva e non ha preteso di imitare. Ma che anche se avesse voluto, non ci sarebbe riuscito. Perchè non c’è bisogno che i grandi capolavori vengano difesi da orde di “Si ma non sarà mai come..” per rimanere immortali. Cio’ che è immortale, grande notizia: lo è e basta. E non sarà di certo un Aureliano Adami a minare l’aura del Libanese. Quindi smettiamola di difendere per mestiere ciò che già è diventato sacro da solo, e andiamo avanti.

I protagonisti di Suburra

Scacciati via i fantasmi del passato e superato il concetto più ostico, torniamo al vero motivo per cui siamo qui: una splendida recensione di Suburra 3, il capitolo finale dello show che ha osato sfidare gli Dei.

LA RECENSIONE CONTIENE SPOILER SU SUBURRA 3, NON CONTINUARE A LEGGERE SE NON HAI ANCORA VISTO LA STAGIONE.

Suburra 3: recensione

Ho pensato un po’ a cosa scrivere e ho cercato, giorno dopo giorno, di chiarirmi le idee il più possibile. Già il fatto che una serie tv ti faccia pensare così tanto, vuol dire che qualcosa di buono ce l’ha. Vuol dire che non può scivolarti addosso.

Mi ero ripromessa di parlare prima delle cose buone, ma questo vorrebbe dire compromettere il mio discorso. Percui capovolgiamo la clessidra: il vero unico difetto di Suburra 3 è stato la rapidità. Quando non vedi uno show da un po’, hai bisogno di riabituarti ai personaggi e al loro modo di essere, hai bisogno di tornare in casa loro. E di certo non vuoi che tutto finisca, subito dopo aver pulito le scarpe sullo zerbino. Che tutti i personaggi premevano sul pedale dell’acceleratore l’abbiamo capito subito, quando nel secondo episodio l’unico a non premere sul pedale era Samurai. Si può fare fuori il re dei burattinai così d’improvviso? Si, se hai deciso di dare alla serie quel quantitativo di tempo, e si, se sei solo 5 episodi alla fine.

Adesso, da quel che ho potuto leggere in giro, il parere unanime sulla rapidità dello show può anche avere un risvolto positivo. Perchè in qualche anno che mi interesso di serie tv, mi è capitato di leggere anche molti “non vedevo l’ora finisse” parlando in alcuni casi anche di show di tutto rispetto.

suburra 3 recensione

La verità è che ci lamentiamo dello sprint semplicemente perchè ne volevamo ancora. E magari non un’altra stagione, ma solo più episodi. Per lasciar andare via i personaggi al momento giusto, con il giusto equilibrio emotivo. Ma tolto questo, il fatto che le persone volessero più Suburra, non so quanto possa essere considerato un difetto per Suburra. Uno show che si è portato avanti bene fino alla fine e a cui nessuno ha augurato mai un finale.

Vogliamo passare alla parte della recensione di Suburra 3 che sorride? Si, Suburra poteva essere di più. Si, Suburra non è Romanzo Criminale. Ma guardiamo lo show in faccia e ammettiamo quello che è fissandolo negli occhi:

Una buona trama, bei colpi di scena, attori bravissimi in ruoli davvero interessanti, e una colonna sonora fighissima. Secondo il mio modesto parere, Suburra non solo è la migliore serie tv italiana prodotta da Netflix, ma è anche una serie tv italiana come non se ne vedevano da un po’ di tempo.

Alessandro Borghi e Giacomo Ferrara hanno completato, in ascesa per tre stagioni, un lavoro incredibile con i loro personaggi. Tanto da non riuscire più a scindere il ruolo dall’interprete. Una grande prova per la serie tv, per Netflix e per il cinema italiano. E anche per il cinema con la C maiuscola, scritta nei caratteri di Hollywood e con le lucine appese. Perchè sono proprio in gamba. Complice anche la grande unione fra i due, che gli ha permesso di riversare sui loro personaggi un rapporto complesso e intenso. Molto più che un’amicizia, molto più che un’alleanza, molto più che un amore. Qualcosa di solo loro, che è durato finchè ha potuto.

suburra 3 recensione

Ed è qui che vi volevo. Dove vi aspettavo, al varco insipido a cui ci hanno sottoposti. Non sono mai stata una contraria alla morte dei protagonisti, bensì mi sono sempre piaciute le serie tv che imitavano la realtà e che fino alla fine, tentavano disperatamente di rimanere credibili. E diciamocelo, se avessero fatto una serie tv in cui la vita di Aureliano era la mia vita, tutto si sarebbe fermato a un pilot. Insomma, che sia finita così va bene. Si tratta del passaggio che completa totalmente l’evoluzione di questo personaggio, che nel suo viaggio nella criminalità ha imparato tutto ciò che poteva, servendosi di quegli insegnamenti per riuscire a capire cosa è davvero importante. Non più il denaro, non più il potere, e neanche la fama. Ma le persone che ti hanno permesso di diventare quello che sei.

Suburra per ora ci lascia. Ma chissà che quel finale non voglia anticipare qualche nuova storia.


Ultimamente gli affari di Netflix vanno bene, se ti va leggi anche la recensione de La regina degli scacchi con la magnetica Anya Taylor-Joy.

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